Excerpt for Il secondo viaggio di Signor Orso by , available in its entirety at Smashwords

IL SECONDO VIAGGIO DI SIGNOR ORSO

Orignal: MACZKÓ ÚR MÁSODIK UTAZÁSA SEBŐK ZSIGMOND

Translated Adriano Olivari

Published @ Smashowords

Copyrights Adriano Olivari 2018

A Margherita V.

Budapest, 2018

Per la mattina del giorno della Candelora il lacchè Pista lucidó gli stivali, tolse ben bene la polvere, spazzoló i vestiti, poi disse a Jutka la moglie del cuoco:

-Zia Jutka, per oggi prepari una buona colazione, perché il rispettabile signore si sveglia dal suo sogno invernale.

Quindi, la moglie del cuoca Jutka inizió presto a suonare le chiavi e a far correre i servitori.

- Eh, Sári, vai in paese dal macellaio che mandi un mezzo vitellino per la colazione del rispettabile signore! Zsuzsi, qui la chiave, porta fuori dalla dispensa il lépes méz... ma ti dico di non gustarlo, perché ti lego! Pista, anche tu puoi portare dalla cantina un qualche cicchetto. Uno, due... le gambe vadano veloci non sentite, che si degna di svegliarsi?

Quando il camino fumava, Pista il lacchè entrò in quella stanza, nella quale signor Orso dormiva già da dall’inizio dellüinverno. Mise gli stivali vicino al letto, i vestiti su una sedia, poi scosse bene signor Orso:

- Rispettabile signore, prego si alzi!

Signor Orso mormorò una volta, fece uno sbadiglio, poi si girò verso il muro e continuò a dormire.

Pista il lacché lo scosse di nuovo.

- Rispettabile signore, preso si alzi, perché è già passato l’inverno!

Signor Orso non mosse nemmeno un orecchio, ma continuò a russare.

Il lacché Pista si pensò un attimo e gridò all’orecchio di signor Orso:

- Eh, signor Orso, rubano il miele!

Signor Orso, come un buon padrone, a questo subito aprì gli occhi, si mise a sedere e mormorò questo:

- Chi ruba... Dove rubano?

Pista sorridendo sorrise:

- Buongiorno, mio rispettabile signore!...Non abbia paura, non rubano niente, l’ho detto solo perchè si alzi.

- Buongiorno ,mio servitore Pista! - ringraziò signor Orso il fedele lacché.- Ma è già qui la Candelora?

- Qui certo!

- Ehi, ma che presto!

Pista sbattè le zampe.

- Jaj, mio rispettabile signore, ma sta dormendo da tre mesi!

Signor Orso mormorò una cosa che somigliava a”Cosa sono questi tre mesi per un orso assonnato!! Poi si alzò e iniziò a vestirsi.

- Che effetto ha fatto al rispettabile signore il lungo riposo notturno? - chiese Pista, mentre aiutava signor Orso a mettersi gli stivali.

- Grazie, mio servitore, molto bene, - rispose signor Orso. - Nessun problema con la casa?

- No davvero, va tutto bene.

- Beh allora bene. Vai, chiama il signor Dispensiere!

Pista se ne andò e dopo non molto bussò il dispensiere.

- Buongiorno alla pálinka, mio rispettabile signore!

- Altrettanto, mio signor Dispensiere! Che novità a proposito dei soldi?

- Niente di male, solo i l'inverno è stato molto debole. Si moltiplicano i vermi!

- Ehi, no!... Ha riempito la stalla di paglia?

- Signorsì, la sua stalla, l’ho riempita.

- Ha pagato le tasse?

- Signorsì, le ho pagate.

Ora apparve Jutka la moglie del cuoco, con il mestolo in mano.

- Buongiorno, mio rispettabile signore, bacio le mani!... Come ha aiutato la sua cara salute?

- Grazie Jutka,abbastanza bene. Un qualcosina da divorare pe colazione ci sta o no in cucina?

Jutka la moglie del cuoco a questo con orgoglio scosse il grembiule:

- C’è - Abbiamo anche già apparecchiato, prego entri più dentro!

Signor Orso mormorò un misericordioso riconoscimento ma poi disse così:

- Signor Dispensiere, rimanga con me! Poi durante colazione parliamo della ricchezza.

Dopo colazione signor Orso prese in mano il suo bastone da passeggio, per vedere i suoi terreni.

Il dispensiere prendendo in giro disse:

- Andrà bene, mio rispettabile signore, lasciare a casa la pelliccia.

- Perché?

- Perché fa così bello, caldo come solo a metà primavera.

Signor Orso certo non lasciò a casa la sua pelliccia e questo perché la nobile famiglia di Signor Orso un pelliccia aveva una simile straordinaria pelliccia che non si poteva togliere, non si poteva strappare, anzi la famiglia di Signor Orso ritiene che non sia necessario mai nemmeno spolverare. E che straordinaria pelliccia! Calda come un forno, morbida come un letto di rose. Questa pelliccia è una pelliccia! Molti cacciatori la vogliono!

Signor Orso guardò fuori dalla casa. Scaldava un Sole splendente. Della neve, del ghiaccio non vi erano nemmeno; nella polvere saltellavano pettirossi nell’aria volicchiava una farfalla; qui e là qualche albero già germogliava.

A questo signor Orso si girò verso il dispensiere:

- Non lascio a casa la pelliccia, e il signor dispensiere fa bene se si tiene pronto, perché può

avere bisogno di quella.

Con questo signor Orso partì. Per prima cosa andò a piccoli passi all'alveare, nel quale le apine ronzavano già a pieno regime.

- Come state, pellicciaie? - gridò dentro signor Orso alle api.

- Ringraziamo molto per la domanda, molto bene! - ronzavano quelle vestite di giallo.

- Di cosa vi occupate?

- Cantiamo, lavoriamo, iniziamo i lavori primaverili.

- Siete tutte a casa?

- Non siamo tutte a casa, perché una squadra è volata via per il miele.

A Signor Orso questo non piacque. Disse loro:

- Immediatamente vada qualcuno dietro a loro e chiamatele a casa! Voi invece chiudete ogni frattura e non uscite, perché poi vi prende Papà Inverno si scuoterà la barba. Avete capito?

- Signorsì , abbiamo capito, ci comportiamo così - ronazarono permessivamente le apine.

Signor Orso continuò a camminare verso le api selvatiche del bosco. La grande panciuta ape, tra le api la vecchia fedele bracciante di Signor Orso, già sul bordo del rifugio fumava la pipa, e in quel momento gridava dentro tra il popolo ronzante:

- Lavorate esseri, domani ci sarà il mercato!

Come vide signor Orso, gli volò incontro:

- Benvenuto di cuore, rispettabile signore! - gridò. - Si è già degnato di alzarsi del letargo? Anche noi ci siamo già alzati e allo stesso modo lavoricchiamo!

- Vedo, - rispose signor Orso. - Ma era ancora presto.

- Come come? Ma è già primavera!

- Ma solo poi Papà Inverno per davvero scuoterà la neve dalla sua barba.

L’ape grassottella di questo di questo si meravigliò molto.

- Invece proprio poco fa c’era qui una cinciallegra - disse, - e una bella allegra nota cantò a proposito della primavera.

- Dai, poi soffia ancora una brutta, triste nota sulla bugia dell’inverno.

- Poi sono venute di qui anche due belle farfalle, in vestito primaverile , e gridavano: - Calda primavera, ujjuju!

- Allora, poi quelle tra non molto grideranno: - Freddo inverno, jujjujuj! Sarà bene, mio servitore, fare attenzione.

L’ape grassoccia gridò subito dentro al tugurio:

- Bisogna pulire tutto, esseri, non ci sarà mercato domani!

Prima che si fosse tornata a nascondere anche lei stessa nel tugurio, chiese a Signor Orso:

- Mah, rispettabile mio signore , quest’anno non viaggia da nessuna parte?

- Poi ci penso , mio buon servitore, prima ci dormo sopra - rispose il padrone.

A questo si salutarono. Abbassò la testa e se ne andò a dormire sdraiò. Signor Orso continuò la sua strada. Ma all’improvviso prese a far rumore nella sua testa la parola dell'ape.

- Viaggio da qualche parte o no? - si chiese dentro di sé - "Certo sarebbe bello viaggiare di nuovo un po', vedere il mondo, ottenere notizie, gloria! Io di certo immediatamente mi metto in viaggio, non appena sarò oltre al supplemento di letargo!

Con questo il signor Orso andò a casa, si piazzò a letto, e ordinò a Pista che per tre settimane non lo svegli, perchè ancora ci sarebbe stato davvero inverno.

Dopo non molto Signor Orso diede urlo che lo sentirono attraverso tre stanze.

Aveva appena chiuso gli occhi signor Orso, arrivò di nuovo Papá Inverno, iniziò a scuotere l quella sua grande barba, iniziò a soffiare la sua piccante, da far sbattere i denti nota il DIspensiere andò rapido a prendere la pelliccia e cosó vi si nascose dentro, che nemmeno i suoi orecchie sai vedevano fuori da essa; la cincia accoratamente canti sull’inganno dellüinverno; le farfalle starnutivano, tossivano e si dispiacevano tanto che cosó presto aveva indossato il loro vestiti invernali; al contrario le apine, che allüinsegnamento di Signor Orso di nuovo bene avevano chiuso i gli alveari, perché il vento non vi passi attraverso, non andarono proprio da nessuna parte, festosamente strombazzavano la a casa e ridevano degli sciocchi che credevano nella luce solare arrivata presto.

Animale intelligente l’orso. Sa, che la fine di una primavera precoce è un inverno lungo, un lungo pianto di un piacere precoce.

Nemmeno si era mai ghiacciati né il naso né le piccole dita del rispettabile, nobile, internazionale, guerriero e borbottante Signor Orso!

Quando di nuovo arrivò il bel tempo, Pista svegliò Signor Orso.

Il rispettabile signore ora giá piű allegramente saltò fuori dal letto, guardé fuori dalla finestra, e disse così:

-Su, mio servo Pista, prepara i bagagli, vado a Budapest.

Pista sbattè gli speroni, si girò e portò la notizia nella casa:

- Il rispettabile signore si mette in viaggio di nuovo per Budapest!

Oh, questa fu una gran notizia. I servitori si radunarono di corsa e grande furono il mormorio e le discussioni. E anche la signora Jutka, la moglie del cuoco, mise giù il mestolo.

- Ehi, ehi, - disse. - Quindi va di nuovo a Budapest il rispettabile signore? Invece vorrei vedere quella moglie di cuoco di Budapest, quella dalla cuffia con i pizzi, che cucina una simile pasta con il tejföl, con i ciccioli, con il túró, come me!

Sári, la cameriera, mise le mani dietro la schiena disse questo molto sottilmente:

- Orsù, pure io vedere quella cameriera capelluta e con la cuffia di Budapest, che in mano così fresco gira sui suoi talloni come me!

Pista il lacché si pulì i baffi e disse così:

- Eh pure io vorrei vedere quel cameriere di Budapest, quello fatto ad ala di rondine, che si arriccia i baffi come me, e pulisce gli stivali del rispettabile signore come me!

Signor Orso invece nel frattempo si era preparato al viaggio. Venne il barbiere di corte, con il rasoio, con il pettine, con il sapone:

- Suo umile servitore, mio rispettabile servitore, prego prenda posto sulla sedia, prego leghi il telo al collo, che la insapono, raso la barba, taglio i capelli pari pari, pettino il rispettabile signore, che a Budapest tutti dicano: - Nini, qui passeggia il barone Orso!

E insaponò, pettinò Signor Orso per tutto il giorno, che gli sudò il pelo per questo. Perché, per dirla tra di noi, il rispettabile signore era troppo spettinato.

Venne il sarto di corte, coi vestiti, con la stoffa:

- Buongiorno, rispettabile signore, prego si metta in piedi qui di fronte a me, vorrei misurarla, faccio faccio un sì splendido cappotto, un simile regale pantalone cucio per il rispettabile signore, che chi la vede a Budapest, si toglie il cappello e dirà: - Nini, qui passeggia il conte Orso!

E misurò e rimisurò, signor Orso per due giorni, fino a quando lo misurò precisamente, perché, per dirla tra noi, il corpo del rispettabile signore era un fagotto.

Venne il cappellaio, portò il cilindro nuovo fiammante. e nemmeno uno, ma cento:

-Buon mattino, mio rispettabile signore, prego scelga tra questi splendidi cilindri, perchè qualunque metterà in testa, a Budapest tutti diranno: - Nini, qui passeggia il principe Orso!

Signor Orso iniziò a scegliere i cappelli e scelse per tre giorni interi; tutti i cappelli erano piccoli, e dovette andare lontanissimo fin quando gli riuscirono a portare quello che si adattava alla sua testa. Perché, detta tra noi, il rispettabile signore aveva una testolina eccessivamente grande.

Quando signor Orso indossò il nuovo vestito, sulla testa inserì il cilindro e prese in mano l’ombrello, allora - sinceramente - era una tale nobile signore, come un barone, pettinato come un conte e ci scommetto la testa che per quando raggiunge Budapest, sarà com perfino un nobilissimo principe.

Poi diede l’ordine al cocchiere:

- János, in carrozza!

Dopo non molto il stava davanti alla veranda il cocchio con due cavalli e con il signor János. SIgnor Orso vi sedette, miseese il bagaglio sulla panca e la carrozza svoltò fuori con lui dal giardino della casa padronale.

Fino alla stazione non accadde nulla di strano con il mormorante viaggiatore. Sebbene nel ristorante della stazione, quando il cameriere gli mise davanti il menù, Signor Orso disse così:

- Vorrei un mezzo cerbiatto!

Il cameriere sbattè le mani a questo desiderio e questo balbettò:

- Mi scusi gran signore, ma mezzo cerbiatto non c’è ne menù, solo mezzo pollo!

SIgnor Orso controllò il menu e mormorò un dispiacere tra i denti:

- Peccato, mio amico cameriere, che non ci sia, davvero un gran peccato. Ma sa cosa, mi porti tutto quello che c’è nel menu!

Tre camerieri corsero con l’ordine, sei camerieri portavano i cibi, nove camerieri sceglievano i piatti. E’ cosí quando una sí grande signore fa merenda, come il rispettabile, nobile, militaresco e mormorante SIgnor Orso!

Signor Orso legò al collo il tovagliolo e si mise a pasteggiare.Il mezzo era buono solo per un suo dente, il cosciotto di vitellino pe rlüaltro, lüarrosto d'oca per il terzo, la salsiccia nera, la salsiccia per il quarto, crauti ripieni per il quinto.

Lo dico non lo dico che Signor Orso aveva piű denti che il menu del ristorante. Quando giunse alla fine, disse cosó:

- Ehine, ma che bello che questo menu! Signor cameriere, iniziamo dall’inizio!

Ma già non c’era tempo perché suonarono tre volte e Signor Orso dovette salire sul treno. Si sedette sul treno, ehi, scricchiolò il treno sotto il peso, perché, a dirla tra noi, allora era grassottello signor Orso , come un pascià turco.

Quando suonarono per la partenza, il campanello questo trillò al treno:

- Csingiling, povero treno orfano, allora quindi, anche tu butti fuori il tuo fumo, fin quando con Signor Orso arrivi a Budapest!

Il treno fece ancora uno starnuto, diede ancora un colpo di tosse nel frattempo:

- Prsz, prsz, ksz, ksz... jaj, quale grasso pasà turco siede su di me, jaj che pesante sua grazia!

Nella cabina ferroviaria questo fu il primo compito di signor Orso, che si allungò tutto sul divano e anche i piedi con gli stivali ci mise su.

- Ah guardino, - disse in se’ - che viaggio per la seconda volta a Budapest!

Invece vero o no, mio piccolo lettore, se Signor Orso non avesse messo i suoi impolverati stivali sul divano, avresti creduto che già per la terza volta viaggia a Budapest?

Alla successiva fermata ancora un signore e una signora entrarono nello scompartimento del treno. Signor Orso subito si alzò, sollevò il cappello rispettosamente e disse al signore:

- Chi ho il piacere di salutare?


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